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Visualizzazione dei post da maggio, 2015

Il genio dell'abbandono di Wanda Marasco

In tanti libri si leggono storie, alcune meravigliose, poi ci sono libri che sono letteratura, ecco, Il genio dell’abbandono è letteratura. Il genio dell’abbandono è una biografia romanzata di Vincenzo Gemito scultore e pittore nato a Napoli nel 1852 e ivi scomparso nel 1929, artista in continua ricerca del dinamismo vitale nelle opere d’arte ha fatto a meno delle ricercatezze formali ma gratuite cercando il movimento al fine di rendere con veridicità l'espressività della vita, ma il senso del libro e tanto di più. Leggendo il libro, i dialoghi, mi sono ritrovato a modulare il tono della voce e a gesticolare, il testo ti spinge allo sdoppiamento, lettore – attore, ci si ritrova sospesi tra realtà e sogno, vero e verosimile: leggo ma non sto leggendo, vedo Vincenzo, Vicienzo e Peppino, uno produce l’arte, uno cammina svelto tra strade, case, folle, persone, luci e l’altro impersona gli altri due recitando in teatro. Qual è la realtà: io che leggo, io che recit

Le quattro giornate di Catanzaro di Alessandro De Virgilio

Il capoluogo della Regione Calabria, Catanzaro, è stato conteso fin dagli anni 50 con mobilitazioni di massa, iniziate il 25 gennaio e proseguite per quattro giorni, che portarono alla paralisi della città. In quei giorni si avvicendarono manifestazioni imponenti, tutti i ceti sociali scesero per strada per difendere la decisione del comitato parlamentare che indicava Catanzaro come sede degli uffici regionali, ma dopo diverse e accese manifestazioni dei reggini la commissione Affari Istituzionali della Camera dei Deputati aveva accantonato la relazione del comitato. Il 26 gennaio i dimostranti si scontrarono con la polizia, rimasero ferite 14 persone. Il progetto regionalista venne meno e attuato solo negli anni Settanta.  De Virgilio , attraverso documenti autentici dell’epoca e testimonianze preziose,  ci racconta in questo libro quelle giornate con una scrittura asciutta, scorrevole e comprensibile, da bravo ed esperto giornalista (responsabile della redazione Agi de

Ti ho visto che ridevi di Lou Palanca

Le storie che il collettivo Lou Palanca raccontano non sono solo narrativa, le storie che raccontano sono il nostro passato; il passato di noi uomini e donne del sud. Storie dimenticate perché non hanno raggiunto il mainstream e perché non c’è più u vrasceri intorno al quale si raccoglieva la famiglia e il più anziano raccontava fin quando la brace non diventava cenere. I Lou Palanca sono i cantastorie del XXI secolo e il sottofondo musicale di questa nuova storia è quella degli Statuto , di Ugo Novo e Fabrizio De Andrè . Così come in Blocco 52 , pubblicato nel 2012 sempre da Rubbettino , i Lou Palanca partono sempre da Catanzaro, dalla Calabria e da Luigi. Alla fine tutto torna, erano partiti da Luigi, i Lou Palanca, e a Luigi sono ritornati, (e mi fermo qui per non spoilerare). In Blocco 52 Luigi era un dirigente del PCI e sindacalista, Luigi, in Ti ho visto che ridevi , è un giornalista alla ricerca del suo passato. La lotta dei contadini calabresi contro i latifondisti è l

Vacche amiche di Aldo Busi

Inizio a leggere e a sottolineare, a sottolineare ... e mi rendo conto che avrei smesso solo alla fine del libro. Tutto il libro è da sottolineare. Meraviglia. Aldo Busi affabula, ti cattura e, mentre lo leggo, sento la sua voce, l’intonazione, la dizione, vedo la teatralità e la gestualità di ogni suo movimento; il suo danzare con il libro in mano: la parola nei libri di Busi prende forma. Un libro per chi si sente solo, “ Del resto se uno a sessant’anni suonati invece di Mi ci vorrebbe una camicia di forza canta ancora Ci vorrebbe un amico invocandone tutte le lunari e mirabolanti virtù che si richiedono a un demone, non a un essere umano, è perché un amico non ce l’ha, non se lo merita e in verità sta invocando al suo fianco un presidio del buon samaritano per eccellenza: un infermiere gratis... “ “L’amico del cuore non è un individuo, è una comunità.”. Ma non vi aspettate tristezza, tutto il libro è divertimento e riflessione. Riflessione sulla solitudine, appunto,

Il paese dei coppoloni di Vinicio Capossela

“ Da dove venite? A chi appartenete? Cosa andate cercando? ”. Non ci troviamo in Toscana e nessuno chiederà un fiorino.  L’Irpinia è il luogo del libro, la terra dei padri, che il viandante narratore ci fa attraversare. Luoghi e personaggi intrisi di storia a cominciare dai loro “stortinomi”: Scatozza “domatore di cambion”, Mandarino “pascitore di uomini”, la Totara , Cazzariegghio , Pacchi Pacchi , Testadiuccello , Camoia , la Marescialla . Il libro è un viaggio dentro il mito, il viandante procede alla ricerca di se stesso, della propria natura dove “la terra rinnova l’inizio del tempo, indifferente agli uomini e all’opera loro.” e “I Siensi soltanto possono contrastare la paura incessante che ci governa,…”. Per tutto il libro Capossela semina, arricchendo il testo, espressioni linguistiche che suggeriscono suoni: il “ cambion ” che aveva il clacson con la ripetizione che strombazzava a ogni curva TABATABANATATA…, le civette, le cuccuvasce CU CU. “… i Canitrani che